"Il valore della pianificazione diminuisce con la complessità
dello stato delle cose"
Con questa frase, duemila
anni fa, l'Imperatore romano Ottaviano Augusto sintetizzava
pienamente l'essenza dei concetti che oggi indirizzano la
moderna pianificazione di emergenza.
È infatti certo che non è possibile pianificare tutto nei minimi
particolari poiché "l'evento", per quanto sia prevedibile, al
momento del suo accadere si presenta con aspetti sempre
differenti e porta con sé problemi ogni volta diversi.
Il metodo "Augustus", sul quale si basa la pianificazione
comunale, nasce da un bisogno di "unitarietà" negli indirizzi di
organizzazione e dalla esigenza di poter disporre di uno
strumento adeguato che preveda la possibilità da parte della
prima Istituzione a cui la legge delega gli interventi di
Protezione Civile – il Comune – di anteporre agli eventi una
"barriera" adeguatamente proporzionata ed una risposta di tipo
modulare.
Infatti, un Piano di protezione civile si può definire come "Il
progetto di tutte le attività coordinate e delle procedure di
protezione civile per fronteggiare un qualsiasi evento
calamitoso atteso in un determinato territorio".
Le parole chiave che
devono rappresentare sempre il "fine" a cui tendere in fase di
pianificazione, sono semplicità e flessibilità.
Nella struttura della protezione civile il Sindaco, come
Autorità comunale di protezione civile, è chiamato ad affrontare
con immediatezza l’impatto di un qualsiasi evento calamitoso ed
a soddisfare le esigenze di primo intervento, delineando così,
le premesse per le successive azioni dall’esterno più adeguate e
rispondenti. La legge 24 febbraio 1992, n. 225, “Istituzione del
servizio nazionale della protezione civile”, amplia le
competenze del Comune estendendole a quelle attività di
previsione e prevenzione che, nella sequenza operativa di un
evento calamitoso, costituiscono a monte la barriera capace di
contenere i fattori di rischio ed i danni causati da un evento
sia naturale, sia provocato dall’uomo.
Il Piano Comunale ha come obiettivo quello di individuare le
procedure e le modalità di attivazione delle diverse componenti
della Struttura comunale di protezione civile, ai fini
dell’immediato avvio delle operazioni di soccorso ed assistenza
connesse ad eventuali emergenze che dovessero verificarsi sul
territorio comunale.
Il Piano costituisce uno strumento operativo di immediata
esecuzione ed un momento di preliminare definizione dei criteri
e delle priorità cui attenersi nella predisposizione della
pianificazione definitiva. Esso si prefigge di indicare le
strutture organizzative chiamate a gestire l’emergenza, nonché
di standardizzare le procedure che le strutture stesse dovranno
impiegare, al fine del più efficace coordinamento operativo
delle componenti del sistema complesso della protezione civile.
Per rispondere all’esigenza di semplicità e flessibilità, il
Piano comunale di protezione civile dovrà essere sottoposto a
continue verifiche ed aggiornamenti sulla sua validità ed
efficacia.
Oltre alla parte descrittiva e cartografica, un buon Piano
comunale deve comprendere diversi "allegati operativi" che
contengono riferimenti ed indicazioni sensibili.
La verifica della
funzionalità, dell’efficienza e della concretezza del Piano
comunale di protezione civile passa necessariamente dalla
periodica organizzazione di esercitazioni.
Il Piano Comunale di
Protezione Civile è strutturato in tre parti fondamentali:
1. Parte generale: in cui
si raccolgono tutte le informazioni relative alla conoscenza del
territorio, alle reti di monitoraggio presenti,
all'elaborazione degli scenari di rischio.
La parte generale è quindi
suddivisa in:
a) dati di base;
b) scenario degli eventi attesi;
c) indicatori d'evento e risposte del sistema comunale di
protezione civile.
2. Lineamenti della pianificazione: in cui s'individuano gli
obiettivi da conseguire per dare un'adeguata risposta di
protezione civile ad una qualsiasi emergenza.
3. Modello d'intervento:
in cui si assegnano le responsabilità per la gestione delle
emergenze.